Nella tradizione orientale si dice che il vero maestro è colui che rende manifesta la bravura dell’allievo e non la sua, che mostra il talento dell’allievo e non la sua conoscenza.

Nel Daodejing leggiamo infatti:“il saggio si pone ultimo e diviene primo; si tiene fuori ed è al centro”.
Trovo queste parole di grande ispirazione e guida alla migliore relazione tra l’operatore e il ricevente.
L’operatore infatti non crea dipendenza, non impone nulla ma permette di riconoscere e far emergere ciò che ciascuno ha già dentro di sé. Si affianca con umiltà a un percorso di cambiamento verso uno stato di “salute consapevole”, dove il ricevente diviene protagonista e maestro di sé stesso, della propria vita, della propria salute.

In che modo quindi può assolvere a questo delicato quanto importante ruolo?
Valorizzare l’altro non può prescindere dalla comprensione e dall’esperienza del valore e delle risorse che sono in ciascuno di noi. In altre parole l’operatore può trasmettere un messaggio di riequilibrio solo essendone testimone, rendendolo quindi vivo e reale.

Francesca Pasta

One Response

  1. Noi operatori shiatsu viviamo, percepiamo costantemente questo messaggio di richiesta di coerenza: lo shiatsu non può essere, e non sarĂ  mai “solo” una tecnica. Per quanto quest’ultima sia richiesta ed indispensabile, dobbiamo sempre “avere il cuore nelle mani”. Anzi direi che tanto piĂą viviamo questo aspetto non solo nei nostri trattamenti, ma in ogni aspetto della nostra vita, tanto piĂą saremo operatori efficaci. Per questo lo shiatsu ci coinvolge tanto, per questo lo shiatsu non può essere vissuto, sia pure legittimamente, quale mera fonte di reddito. Ricordarcelo di tanto in tanto ci fa bene. Grazie Francesca Pasta.

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